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Il primitivo edificio dal quale poi si
svilupperà la Villa era un Casone o "casa di lavoria". Il
Casone nuovo della Cinquantina fu costituito nel 1768, dagli
amministratori generali del Granduca Vicini allo stagno di
Vada in un terreno non ancora bonificato e in una zona
infestata dalla malaria, ma con terreni molto produttivi.
Il progetto fu pensato per la convivenza multifamiliare e
basato sull'autosufficienza, sul modello di una nuova
organizzazione rurale; l'abitazione era prevista per quattro
famiglie di contadini lavoratori.
La bonifica rese possibile organizzare la lavorìa della
Cinquantina, condotta con un contratto mezzadrie, il quale
concedeva metà dei terreni in proprietà ai contadini per la
discendenza mascolina.
Le colture praticate erano svariate, grano, semi di lino,
orzo, avena, si alternavano secondo i tre cicli del modello
toscano.
L'edificio rimase in queste condizioni fino alla metà
dell'Ottocento quando, ultimati i lavori di bonifica, si
rese possibile un insediamento stabile dei braccianti, prima
decimati dalla Malaria.
Per progredire nella messa a coltura del territorio, vennero
realizzate indagini e misurazioni da parte dell'ingegnere
Calluri; le allivellazioni iniziarono nel 1780.
Il territorio venne misurato e catalogato per la
realizzazione del catasto, portato a termine nel 1826.
In seguito i terreni vennero divisi in lotti, definiti i
tracciati delle strade e realizzati i canali di drenaggio e
di scolo delle acque superficiali.
I primi terreni allivellati furono proprio quelli della
Cinquantina, assegnati a un livornese, di nome Sivieri, che
pochi anni dopo, nel 1858, li vendette insieme alle
costruzioni in esse comprese a Guerrazzi per 269.000 Lire.
Con Guerrazzi ed i suoi discendenti la costruzione si ampliò
e si abbellì.
La Villa e la Fattoria furono da allora in poi al centro di
tutte le varie e complesse vicende della vita economica e
politica della nostra zona, all'avanguardia
nell'introduzione di nuove tecniche di coltura e di
attrezzature più moderne, così come nei metodi di
sfruttamento della manodopera e sensibile a mutamenti
politici ed ai fenomeni sociali.
Guerrazzi morì proprio nella villa il 23 Settembre 1873.
I discendenti e i successivi proprietari continuarono ad
apportare piccole variazioni per adeguare la villa alle
rispettive necessità, fino a quando, nel 1975, il comune di
Cecina la acquistò dall'ultima proprietaria, Torelli.
In più di venti anni il complesso è stato completamente
ristrutturato e attualmente, oltre al Museo Archeologico
Etrusco e Romano, ospita il Museo dell a Civiltà Contadina,
la Scuola Comunale di Musica, la Scuola di teatro Artimbanco
e una sala polivalente per mostre e concerti. |